“E certo la nascita è già, di per sé, un salto pauroso da un mondo chiuso, protetto, tranquillo accompagnato da quel ritmo rassicurante, a questo mondo non solo pieno di luce ma di rumore, di fantasmi, di apparizioni. Noi possiamo ridere di chi crede nei fantasmi ma ciascuno di noi ha visto fantasmi di oggetti prima di vedere oggetti. Quando ha aperto gli occhi per la prima volta finché la vista non aveva avuto certi aggiustamenti. Prima di vedere le persone e di riconoscerle, di individuarle, di classificarle nell’insieme di forme e di colori che si presentano agli occhi confuse, prima ha visto fantasmi di volti. E qualcuno di questi fantasmi può anche averlo spaventato: un volto che si china improvvisamente su una culla in certe condizioni di luce o di buio, che possono essere drammatiche, è un mostro. Perché ai bambini piace vedere i film dell’orrore? Perché agli adulti piace vedere i film con i mostri? Perché tutti noi abbiamo visto i mostri quando ancora non sapevamo vedere gli oggetti e le persone. Quando ancora non dominavamo la nostra vista, abbiamo avuto esperienza dei mostri prima di vederli nei sogni. Ecco il punto che mi sembra importante e non ancora chiarito: abbiamo visto i mostri prima di cominciare a sognare e forse questi film ci permettono di padroneggiare quelle antiche emozioni, di dominare quelle antiche apparizioni.” – Gianni Rodari, Quello che i bambini insegnano ai grandi
In alto, alcune immagini del laboratorio sul cinema d’animazione per i bambini delle scuole materne (progetto “TuttoSiTrasforma” Centri Estivi Comunali 2008). Partendo dal tema degli spazi gioco cittadini e dalle problematiche dei rifuti, i bambini hanno liberamente costruito e rappresentanto una sequenza narrativa attraverso il linguaggio del cinema d’animazione. Questa attività si configura, nella fase conclusiva, come un “gioco da tavolo” autocostruito. I bambini rappresentano la loro storia “animando” gli elementi del gioco (personaggi sagomati, fondali dipinti) e scandendo gli scatti fotografici (la macchina fotografica, dotata di interruttore a distanza, viene fissata perpendicolarmente al piano del tavolo/o di ripresa).
“Piccola parentesi su Goldrake: io non sono d’accordo con quelli che ci vedono in Goldrake o in tutti gli altri il nemico numero uno dei bambini di oggi: sono le favole di oggi raccontate con il linguaggio di oggi. Il pericolo nasce quando la televisione occupa troppo tempo nella giornata del bambino. Quando occupa tre, quattro, cinque ore e più. Ma questo non è colpa ne’ di Goldrake ne’ della televisione. Il bambino preferirebbe essere giocatore che spettatore se le abitazioni fossero più giocabili, se i quartieri fossero più giocabili, le scuole, le città fossero più giocabili. La verità è che non è mai la loro vivibilità, agibilità e giocabilità che governa la costruzione di questi spazi, la strutturazione, gli arredi. Mica compriamo il divano per farci saltare sopra il bambino! Lo compriamo perché è bello o per farci bella figura. Ed ecco che il divano diventa un suo nemico e sul divano però lui si può sedere a guardare la televisione. L’adulto che gioca con i bambini, che li aiuta a fare anziché guardare, genitore o educatore, che li aiuta a usare tutti i linguaggi anziché subirli, lavora per se stesso almeno quanto per il bambino. Si può dire che è generoso con i bambini, si può dire che tratta bene i bambini, ma tratta bene anche se stesso perché permette anche a se stesso di essere giocatore invece che spettatore.“ – Gianni Rodari, Quello che i bambini insegnano ai grandi



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(…) viviamo circondati da seducenti pedagoghi (o forse dovrei dire demagoghi) che vietano e basta, insufflano nei bambini paure e tabù inutili e diseducativi, come temere la tecnologia e il progresso (maria rita parsi, l’immaginario prigioniero tanto per dire). peccato che non ci sia più Rodari. (…)
Il segreto di Rodari apparteneva ai bambini: http://www.rodaricentrostudiorvieto.org/site/11823/default.aspx